Il gioco del Cibbè

REGOLE DEL CIBBE’

Vergaio fine anni cinquanta. Testimonianza Frank Casaglieri.

Il gioco del Cibbè Prato

“Premesso che i miei ricordi del cibbè sono riferiti, esclusivamente a Vergaio ed al gioco solamente fra noi ragazzi. Non ricordo di aver visto adulti giocare fra loro a Vergaio. Sono a conoscenza che le regole e le poste variavano a seconda dei luoghi dove veniva giocato.”

GLI STRUMENTI

  • La mazza: lunga una cinquantina di centimetri e ricavata sempre dal legno duro d’un manico di granata.
  • Il cibbè: lungo dieci centimetri circa e ricavato da un rametto di tre centimetri di diametro appuntito da tutt’e due la parti in modo da ottenere il corpo centrale cilindrico e le due estremità troncoconiche.
  • Il sasso: di un mezzo chilo di peso determinava il punto di partenza del gioco. La grandezza della pietra non era determinante ma doveva comunque garantire un punto fermo di riferimento.
  • La posta: per noi era una penitenza da fare secondo la formula dire, fare, baciare, lettera, testamento.
  • La durata: consisteva nel raggiungere un certo numero di mazze di solito tre o quattrocento da realizzare nel modo descritto sotto.
  • Il luogo: di solito una grande piazza o una strada, è necessario il selciato, l’asfalto o comunque un terreno duro.
  • Il campo: si può delimitare o meno il campo in modo da indicare una specie di fuori limite dove si perde il turno.

LE REGOLE

Si giocava in due uno contro l’altro. Si fa il conto a pari e dispari per chi tira prima.
Si mette il cibbè non più lontano di una mazza dal sasso di partenza. L’avversario si pone davanti a chi tira, ad una distanza che lui decide ma che comunque non disturbi l’altro. Si dice: – Ci. – l’altro deve rispondere: – Bè. – ciò vuol dire che è pronto e si può tirare. Se si tira senza dire Ci o senza la risposta Bè si cede il posto all’altro. Tirare vuol dire colpire il cibbè dolcemente su una punta in modo che si alzi e rimanga in aria vicino a noi e mentre sta facendo questa evoluzione si colpisce quanto più violentemente si riesce per mandarlo il più lontano possibile.
Se l’avversario che si è posto davanti riesce a prendere in mano il cibbè quando questo si trova in aria si viene eliminati.
Quando il cibbè è in terra ma si trova ancora in movimento l’avversario può colpirlo con dei calci in modo da avvicinarlo alla pietra. Può farlo anche più volte fino a quando il cibbè non è fermo. Quando il cibbè è fermo chi ha tirato mette la mazza in terra vicino al sasso, a non maggiore distanza di una mazza stessa, perpendicolarmente alla direzione dove si trova il cibbè. A questo punto l’avversario, lanciando il cibbè con le mani tenta di colpire la mazza posta vicino al sasso, ha a disposizione un solo colpo e se riesce a colpire la mazza elimina chi tira ed è il suo turno di tirare.
Nel caso che non colpisca la mazza chi tira ha a disposizione tre colpi liberi, cioè senza nessuno davanti, per mandare il cibbè il più lontano possibile.
Quando ha effettuato tre colpi, a seconda della distanza che è riuscito a far fare al cibbè dal sasso di partenza, chiede un certo numero di mazze che l’avversario ha la facoltà di concedere o misurare. Se l’avversario le concede quello è il punteggio ottenuto e si cede il turno.
Se l’avversario non le concede deve farsi carico della misurazione, nel caso in cui le mazze risultino uguali o superiori a quelle richieste viene assegnato il punteggio richiesto e si cede il turno, nel caso in cui la reale distanza in mazze sia inferiore a quella richiesta non viene assegnato nessun punteggio e si cede comunque il turno.
Chi raggiunge per primo il numero di mazze predefinito vince la partita e fa fare la penitenza all’altro.